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Da vSphere a VCF 9: L’Evoluzione del Data Center VMware

Aprile 15th, 2026

L’evoluzione del mondo VMware è stata una delle trasformazioni più profonde nel settore dell’informatica moderna. Da semplice software per far girare più sistemi operativi su un unico server, si è trasformata in una vera e propria nuvola privata.

Ecco la cronistoria di questo viaggio, dai primi passi fino alla rivoluzione di VMware Cloud Foundation (VCF) 9.

1. L’Era della Virtualizzazione Tradizionale (Anni 2000 – 2010)

Tutto è iniziato con un concetto semplice: separare il software dall’hardware. In questa fase, il protagonista assoluto era l’hypervisor ESXi, gestito dal celebre vCenter Server.

  • L’obiettivo: Consolidare i server. Invece di avere 10 server fisici, se ne utilizzava uno solo potente per ospitare 10 “Macchine Virtuali” (VM).
  • Il limite: Solo il calcolo (CPU/RAM) era virtualizzato. Lo storage e la rete erano ancora componenti fisici separati, che richiedevano configurazioni manuali lunghe e complesse.

2. La Nascita del Software-Defined Data Center (SDDC)

Con l’esplosione delle VM, gestire manualmente dischi e switch era diventato un collo di bottiglia. VMware ha quindi deciso di “virtualizzare tutto”, portando nel software anche ciò che prima era solo hardware:

  • vSAN: Lo storage diventa software-defined (niente più enormi e costosi cabinet esterni obbligatori).
  • NSX: La rete e la sicurezza vengono virtualizzate (firewall e router si creano con un click).

In questa fase nasce il concetto di VMware Cloud Foundation (VCF): un pacchetto unico che include vSphere, vSAN e NSX, progettati per lavorare come un unico organismo.

3. L’Evoluzione verso VCF 5 e il Cambio di Passo

Fino a poco tempo fa, molte aziende acquistavano ancora i componenti separatamente. Con l’acquisizione da parte di Broadcom, la strategia è diventata netta: VCF è il cuore pulsante dell’offerta.

VCF 5 ha introdotto una gestione del ciclo di vita molto più fluida (aggiornamenti semplificati) e una forte spinta verso i Container (Kubernetes) tramite la piattaforma Tanzu, permettendo alle app moderne di girare accanto alle VM tradizionali.

4. La Rivoluzione: VMware Cloud Foundation 9

Arrivando ai giorni nostri, la versione 9 segna il passaggio definitivo da “insieme di prodotti” a Piattaforma Cloud Unificata.

Cosa cambia davvero con VCF 9?

Se prima l’amministratore doveva saltare da una console all’altra, VCF 9 unifica l’esperienza in un’unica interfaccia di gestione. Ecco le novità principali:

  • Esperienza “Self-Service”: Gli sviluppatori possono richiedere risorse in autonomia, proprio come se stessero usando un cloud pubblico (AWS o Azure), ma mantenendo i dati nei server aziendali.
  • Integrazione per l’AI: VCF 9 è ottimizzato per la Private AI. Permette di far girare modelli di intelligenza artificiale in modo sicuro, senza che i dati sensibili escano dal perimetro aziendale.
  • Sicurezza Centralizzata: Un’unica dashboard per monitorare vulnerabilità, certificati in scadenza e minacce in tutta l’infrastruttura.
  • Modello a Sottoscrizione: Il passaggio a VCF 9 consolida il nuovo modello di licenze, semplificando il portafoglio prodotti in poche edizioni chiare e complete.

In Sintesi: La Cronologia del Viaggio

EraFocus PrincipaleTecnologia Chiave
Passato (Tradizionale)Risparmio HardwarevSphere (ESXi + vCenter)
Transizione (SDDC)Automazione Storage/RetevSAN + NSX
Presente (VCF 5)Cloud Privato & Modern AppKubernetes (Tanzu)
Futuro (VCF 9)AI & Unificazione TotalePrivate AI + Operazioni unificate

Conclusione

Il passaggio a VCF 9 non è solo un aggiornamento tecnico, è un cambio di mentalità. L’IT non deve più perdere tempo a “montare” i pezzi dell’infrastruttura, ma deve concentrarsi sull’erogazione di servizi veloci e sicuri.

Il Data Center moderno non è più una stanza piena di cavi, ma un’entità intelligente, automatizzata e pronta per l’intelligenza artificiale.

vSAN ESA vs OSA: La Grande Rivoluzione nell’Efficienza dello Storage e nella Protezione Dati (FTT)

Gennaio 6th, 2026

Introduzione

Da anni, VMware vSAN è lo standard de facto per l’iperconvergenza (HCI). Con il rilascio di vSphere 8, tuttavia, VMware ha introdotto un cambiamento epocale che ha lasciato molti professionisti IT a chiedersi: “Devo aggiornare? Cosa cambia davvero?”.

Questo cambiamento è l’introduzione della vSAN Express Storage Architecture (ESA), che si affianca alla tradizionale Original Storage Architecture (OSA). Non si tratta di un semplice aggiornamento software; è una riprogettazione completa del modo in cui vSAN gestisce i dati sui moderni supporti hardware.

In questo articolo, analizzeremo le differenze fondamentali tra le due architetture, concentrandoci soprattutto su come cambia la gestione dei guasti (Failures to Tolerate – FTT) e come ESA riesca a sbloccare un’efficienza dello storage che con OSA era impensabile.


vSAN OSA (Original Storage Architecture): Il Modello Classico

Per capire dove stiamo andando, dobbiamo capire da dove veniamo. vSAN OSA è l’architettura che abbiamo conosciuto e utilizzato per quasi un decennio. È stata progettata in un’epoca in cui i dischi rotanti (HDD) erano la norma per la capacità e gli SSD erano costosi e usati principalmente per la velocità.

Caratteristica Chiave di OSA: I Gruppi di Dischi (Disk Groups)

OSA si basa su un’architettura a due livelli (two-tier) organizzata in “Gruppi di Dischi”:

  1. Tier di Cache: Un singolo SSD veloce (NVMe o SAS/SATA) per ogni gruppo di dischi. Questo drive assorbe il 100% delle scritture e funge da buffer di lettura.
  2. Tier di Capacità: Uno o più drive (HDD o SSD) dove i dati vengono “destagizzati” (spostati) dalla cache per la conservazione a lungo termine.

Il Limite di OSA: Questa struttura a due livelli crea un collo di bottiglia intrinseco. Se il drive di cache fallisce, l’intero gruppo di dischi va offline. Inoltre, le operazioni di Erasure Coding (RAID 5/6) sono computazionalmente costose in OSA perché i dati devono essere scritti prima nel tier di cache e poi riscritti (destaged) nel tier di capacità, generando un’elevata “write amplification” (amplificazione di scrittura) e penalizzando le prestazioni.

Architettura vSAN OSA: notare la dipendenza dal singolo drive di cache per ogni gruppo di dischi.

vSAN ESA (Express Storage Architecture): La Rivoluzione NVMe

vSAN ESA è stata progettata da zero per un mondo in cui lo standard è l’NVMe. ESA elimina completamente il concetto di “Gruppi di Dischi”.

Caratteristica Chiave di ESA: Storage Pool a Livello Singolo

In ESA, tutti i drive NVMe in un host contribuiscono a un unico, grande “Storage Pool”.

  • Nessun Tier di Cache dedicato: Non ci sono più drive di cache e drive di capacità. Tutti i drive NVMe vengono utilizzati sia per fornire prestazioni che per fornire capacità.
  • Log-Structured Filesystem (LFS): ESA utilizza un nuovo filesystem (LFS) ottimizzato per NVMe. I dati vengono ingeriti, compressi, e protetti (RAID) prima di essere scritti definitivamente su disco. Questo elimina quasi del tutto l’amplificazione di scrittura che affliggeva OSA.
Architettura vSAN ESA: un pool piatto e unificato di dispositivi NVMe ad alte prestazioni

Il Cuore della Differenza: FTT e Efficienza dello Storage

Qui è dove la differenza diventa tangibile e dove si realizzano i risparmi reali. La gestione di FTT (Failures to Tolerate) e il conseguente overhead (spazio sprecato per la protezione) cambiano drasticamente.

1. Il Problema del RAID 1 (Mirroring) in OSA

In vSAN OSA, se volevi alte prestazioni, dovevi usare RAID 1 (Mirroring).

  • FTT=1 (RAID 1): Per proteggersi da 1 guasto, si creano 2 copie dei dati.
  • Overhead: 2x (100%). Per salvare 100GB di dati, ne servono 200GB di spazio grezzo.
  • Risultato: Prestazioni eccellenti, ma pessima efficienza dello spazio.

2. L’Evoluzione del RAID 5/6 (Erasure Coding)

Erasure Coding (RAID 5/6) è molto più efficiente in termini di spazio rispetto al mirroring, ma in OSA era lento a causa dell’architettura a due livelli.

ESA, grazie alla sua velocità e al nuovo filesystem, può utilizzare Erasure Coding come standard predefinito senza sacrificare le prestazioni.

ArchitetturaMetodo di Protezione FTT=1Requisito Minimo HostSchema RAIDOverhead di SpazioEfficienza
vSAN OSARAID 1 (Mirroring)3 Host (2 dati + 1 witness)1+12x (100%)Bassa
vSAN OSARAID 5 (Erasure Coding)4 Host3+1 (Parità)1.33x (33%)Media
vSAN ESARAID 5 (Erasure Coding)3 Host2+1 (Parità) o 4+11.5x o 1.25xAlta

Punti Chiave da Evidenziare nella Tabella:

  1. La magia dei 3 Host in ESA: Con OSA, per usare RAID 5 (e risparmiare spazio), avevi bisogno di almeno 4 host. Se avevi un cluster da 3 nodi, eri costretto a usare RAID 1 (sprecando il 50% dello spazio). vSAN ESA introduce un RAID 5 “adattivo” (schema 2+1) che funziona su cluster di soli 3 nodi, offrendo un overhead di 1.5x (rispetto al 2x del RAID 1).
  2. L’efficienza suprema (RAID 5 4+1): Su cluster più grandi (da 5+ host), ESA utilizza uno schema RAID 5 (4+1) che riduce l’overhead a un incredibile 1.25x (solo il 25% di spazio extra), mantenendo prestazioni simili al RAID 1.
Confronto dell’overhead di archiviazione. ESA offre l’efficienza del RAID 5/6 con le prestazioni storicamente associate al RAID 1

Tabella Riassuntiva delle Differenze

CaratteristicavSAN OSA (Original)vSAN ESA (Express)
ArchitetturaDisk Groups (Two-Tier)Storage Pool (Single-Tier)
Requisiti HardwareFlessibili (Ibrido o All-Flash)Rigidi (Solo NVMe approvati, ReadyNodes)
Dispositivo di CacheObbligatorio (1 per Disk Group)Nessuno (Integrato nel pool)
Performance RAID 5/6Spesso penalizzante (alta write amp)Eccellente (bassa write amp grazie a LFS)
Minimo Host per RAID 54 Host3 Host (con schema 2+1)
Miglior Overhead FTT=11.33x (RAID 5 su 4+ host)1.25x (RAID 5 su 5+ host)
Compressione/DeduplicaAbilitata a livello di cluster (post-process)Abilitata per default, sempre attiva (in-line)