VCF 9 vs VCF 5.2: Non chiamatelo solo “Update”

Gennaio 2nd, 2026 by Antonello Marrone Leave a reply »

Se lavorate con l’ecosistema VMware da un po’, sapete che i salti di versione “major” portano sempre un misto di eccitazione e timore. Ma l’annuncio di VMware Cloud Foundation (VCF) 9 ha un sapore diverso.

Non stiamo parlando della classica patch-che-diventa-versione (come è sembrato a volte il passaggio tra alcune versioni della 4.x). VCF 9 è la prima vera dichiarazione di intenti dell’era Broadcom. Mettendola a confronto con la solida e collaudata VCF 5.2, appare chiaro un concetto: l’obiettivo non è più solo virtualizzare il data center, ma trasformarlo in un cloud privato che non abbia nulla da invidiare ad AWS o Azure.

Ecco le 4 differenze che vi faranno capire perché VCF 9 cambia le regole del gioco.


1. La fine della “Sindrome da Finestre Multiple”

Chi usa VCF 5.2 conosce bene il balletto: apri SDDC Manager per creare un Workload Domain, passi al vCenter per configurare l’HA, salti su NSX Manager per la rete e infine apri la Aria Suite per capire perché tutto va lento.

Con VCF 9, Broadcom ha detto “basta”. L’architettura vira verso il concetto di Unified Operations. Molte funzioni di SDDC Manager sono state integrate direttamente nella console di VCF Operations (la nuova Aria Operations).

  • Cosa cambia per voi: Avete finalmente un Single Pane of Glass reale. Potete vedere la compliance, i costi, la salute delle VM e lanciare aggiornamenti da un unico portale. È un approccio “Fleet Management” che fa risparmiare ore di clic inutili.

2. Storage: vSAN ESA si toglie i freni

Se in VCF 5.2 l’Express Storage Architecture (ESA) era una bella novità, in VCF 9 diventa il motore da corsa.

La killer feature qui è la Deduplica Globale.

  • VCF 5.2: La deduplica è efficiente, ma limitata.
  • VCF 9: Introduce la deduplica a livello di intero cluster. Se avete ambienti VDI o molte VM simili, il risparmio di spazio su dischi NVMe (che costano!) è massiccio. Inoltre, la gestione degli snapshot è stata riscritta: ora sono così leggeri che l’impatto sulle performance è praticamente zero.

3. Networking: Il potere agli sviluppatori (VPC)

Questa è forse la differenza filosofica più grande. In VCF 5.2, creare una rete isolata richiede l’intervento dell’admin di rete che configura Tier-0, Tier-1 e segmenti. È un collo di bottiglia.

VCF 9 democratizza la rete con i VPC (Virtual Private Clouds) on-premise. Esattamente come sul cloud pubblico, un team DevOps può crearsi il proprio VPC in self-service, ottenendo isolamento, NAT e IP pubblici senza dover aprire un ticket all’IT. L’infrastruttura sottostante (NSX) fa tutto da sola in automatico.

4. AI e vMotion: Finalmente amici

Tutti parlano di AI, ma provate a spostare una VM che sta usando intensamente una vGPU su VCF 5.2. Il tempo di “stun” (congelamento) durante la vMotion è spesso così alto che l’applicazione crasha o il servizio si interrompe.

VCF 9 introduce ottimizzazioni kernel specifiche per ridurre lo stun time sotto i 2 secondi anche per carichi AI pesanti.

  • Il risultato: Potete finalmente trattare i server AI come qualsiasi altra VM, bilanciandoli col DRS senza paura di far cadere il training del modello.
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